Quando la cucina diventa arte nella lirica

Cibo e musica lirica hanno sempre avuto un rapporto molto coeso. All’epoca di Verdi, ad esempio, il legame in questione era accresciuto proprio dall’artista. Giuseppe Verdi era infatti proprietario di una piccola osteria nei pressi di Roncole di Bussetto. Al suo interno si vendevano vino, alcolici vari, caffè, zucchero e generi alimentari di differente natura. Ciò ha condizionato l’artista, rendendolo così vicino alla terra e alla natura delle cose.

Trasferitosi poi a Sant’Agata, decide di dedicarsi anche alla produzione agricola all’interno dei propri terreni, e addirittura all’allevamento di bestiame, sovrintendendo fin dall’alba tutti i lavori. È perciò molto chiara la natura delle sue scene artistiche e musicali legate al cibo e al vino. Ed è chiara anche la scelta di far consumare cibo e vino all’interno dei palchi, mentre andavano in scena le rappresentazioni artistiche a teatro.

Nei libretti del grand’uomo, artista, commerciante, agricoltore e allevatore, pullulano le location agroalimentari. Talvolta queste ultime fungono da sfondi. Talaltra invece assumono un’importanza davvero rilevante, divenendo proprio protagonisti della scena.

Un altro grande esempio di coesione tra musica lirica e cibo è dato dal Pavarotti Milano Restaurant Museum. Si tratta di un museo polisensoriale a pochi passi dal Teatro alla Scala. Formato da molteplici sale, al suo interno si ascolta della meravigliosa musica classica del grande Luciano Pavarotti, assaggiando dei piatti succulenti e prelibati dello chef Luca Marchini. Il giovedì poi si organizzano al suo interno dei veri e propri concerti, per godere di musica dal vivo mentre si degusta del buon vino e si mangia meravigliosamente.

E ancora, a Verona, è stato introdotto il festival lirico areniano e il ristorante Il Desco ha preparato il menù “Ouverture Gourmet” per l’evento. Si tratta di un menù in più atti, che presenta dei tempi ben precisi, i quali permettono di finire la degustazione proprio prima dell’inizio del festival.