Che cos’è il melodramma?

Il Melodramma è un genere di spettacolo che ha attraversato molte epoche. Le sue origini risalgono all’Antica Grecia ed è arrivato fino ai giorni nostri. Nel corso del tempo sono stati tanti i cambiamenti che hanno mutato questo genere musicale. Ma di cosa si tratta nello specifico? Quali sono le caratteristiche del Melodramma? Scopriamolo insieme. 

Le principali caratteristiche del melodramma

Il termine melodramma proviene dalle parole di origine greca melos (musica) e dran (esibirsi). Come abbiamo già accennato, il genere si esprime attraverso spettacoli in cui il recitare si alterna con il cantare. Tra le caratteristiche principali va menzionato anche monodia, in base alla quale gli strumenti hanno un ruolo di semplice accompagnamento, mentre è il cantante ad essere il fulcro dell’opera.

La storia del Melodramma

Il genere teatrale del melodramma era già diffuso nell’Antica Grecia, quando vennero realizzate le prime opere teatrali in cui gli attori alternavano il canto alla recita. 

Durante il medioevo, invece, il melodramma risentì delle restrizioni imposte dalla chiesa che ne determinarono la trasformazione in forme profane. Tornò nuovamente alla ribalta nel basso medioevo, epoca nella quale si diffondono le Sacre Rappresentazioni con il genere del Dramma Liturgico realizzate con la formula del “Recitar Cantando”. 

La forma moderna del melodramma è da attribuirsi al gruppo di nobili artiti della Camerata Fiorentina, che, nel 1573, si unirono per dare nuova linfa vitale al Recitar Cantando in contrapposizione alla musica tradizionale polifonica. Tra gli esponenti di spicco del gruppo vi era anche il padre dell’astronomo Galileo Galilei, Vincenzo Galilei, a cui si deve il testo “Dialoghi della musica antica et della moderna“.

Il gruppo, a seguito della realizzazione di una serie Intermedi scritti nel 1589, permise al genere musicale di ottenere un successo inedito. Proprio in questi anni infatti il melodramma vide una forte diffusione, diventando a tutti gli effetti, agli inizi del ‘600, una nuova forma di spettacolo teatrale. Contemporaneamente, durante questo secolo si assistette alla costruzione dei primi teatri d’opera, tra cui il teatro di Palazzo Barberini e il Teatro San Cassiano di Venezia. 

Nel 1673, con la messa in scena dell’Andromeda al teatro di Venezia, il genere si aprì anche al grande pubblico. In questo periodo d’oro emergono anche anche i primi maestri, come il maestro della Repubblica di Venezia Claudio Monteverdi.

Il ‘700 sarà un secolo che cambierà profondamente il genere melodrammatico, a partire dalla invenzione dell’opera buffa da parte della scuola Napoletana. Si tratta di un genere di opera comica, sviluppatosi nel capoluogo partenopeo nella prima metà del secolo. Inizialmente il genere consisteva in brevi intermezzi, come ad esempio La serva padrona di Pergolesi.

La riforma gluckiana del ‘700

I cambiamenti più importanti apportati al genere musicale si debbono soprattutto alla riforma gluckiana, il cui nome rimanda al musicista tedesco Gluck. La riforma ebbe luogo in seguito ad un periodo di crisi dell’opera italiana, causata dalla stazionarietà del genere e dalla sua chiusura di fronte ai cambiamenti. 

Nel pieno del periodo illuminista, si fece largo la voglia di innovazione dei “riformisti”, che reclamavano un allontanamento dalle forme barocche del genere a favore di un nuovo rapporto tra aria e recitativo. Per questo motivo, il recitativo venne sostituito con l’accompagnato e si adottò anche un metodo per ridurre il contrasto tra il pezzo aperto e quello chiuso. Le modifiche colpirono anche il coro, che, così come nella tragedia greca, divenne un personaggio aggiunto.

Le conseguenze della riforma furono maggiormente visibili solo a partire dal 1762, quando venne rappresentata la prima opera con tali caratteristiche, l’Orfeo ed Euridice.

Il melodramma nell’800 e nel ‘900

Il XIX secolo fu caratterizzato da ulteriori modifiche per il melodramma. All’opera buffa, ad esempio, si preferì la composizione di testi di romanzi di grandi scrittori che raccontavano storie d’amore, ma che affrontavano anche temi come la giustizia, la libertà e il patriottismo. Tra i maggiori esponenti italiani di questo filone c’erano Giuseppe Verdi, Gioacchino Rossini, Vincenzo Bellini e Gaetano Donizetti. 

In questo secolo inoltre si assiste anche ad una maggiore apertura del genere a tutti i ceti sociali, elemento che contribuirà alla sua popolarità. Con il Verismo, alla fine del secolo, le storie al centro degli spettacoli si incentrarono su racconti di vita popolare. Tale cambiamento toccherà l’Italia solo nei primi anni ‘900 grazie ad artisti come Francesco Cilea, Ruggero Leoncavallo e Giacomo Puccini.