Storia degli strumenti musicali: il flauto traverso

Il flauto traverso è una tipologia di flauto il cui nome deriva dal modo in cui si suona, ovvero di lato. Solitamente viene realizzato in metallo e ha una forma cilindrica nel corpo centrale.

Si tratta di uno strumento la cui vicenda attraversa i secoli, durante i quali ha subito numerose evoluzioni. Andiamo a scoprire insieme quindi qual è la storia del flauto traverso.

La nascita del flauto traverso

La diffusione dello strumento viene fatta risalire solitamente al medioevo, precisamente al X secolo. Tuttavia, alcuni reperti archeologici ritrovati nelle caverne dell’Europa consistenti in ossa di animali, dati i fori realizzati sui lati in maniera artificiale, fanno pensare ad una forma elementare di flauto esistente già nella preistoria. Ma lo strumento esisteva sicuramente già nel IX secolo in Cina, dove venne menzionata in un libro di poesie denominato She King.

Un ulteriore citazione letteraria del flauto traverso risale alla lista elaborata dal poeta e menestrello francese Adenet le Roi, risalente al 1285. In questo periodo era diffuso soprattutto in Europa, da cui era giunto molto probabilmente dalla stessa Cina. In particolare divenne popolare in Francia e in Germania, motivo per il quale era denominato flauto tedesco.

Il flauto era realizzato in un unico pezzo e costruito con tutti i fori allineati, elemento che consentiva al flautista di scegliere l’orientamento. Inizialmente lo strumento era utilizzato specialmente nella musica popolare, ma verso il XVI secolo iniziò a diffondersi anche a corte. Durante il Rinascimento si diffusero anche altre versioni in diverse taglie. Ad oggi sono conosciuti almeno quaranta flauti risalenti a questo periodo, 26 dei quali sono conservati in diversi musei italiani.

Il flauto traverso nel ‘600 e nel ‘700

Nel seicento il flauto traverso subì la concorrenza del violino, che proprio in questo periodo si diffuse in maniera capillare. Del ‘600 sono da menzionare soprattutto le modifiche che furono apportate allo strumento da parte della famiglia Hotteterre, dei costruttori del legno che perfezionarono il flauto, dividendolo in 3 pezzi: testata, corpo e tombino. Gli ultimi due elementi, a differenza del periodo rinascimentale, erano costruiti con una forma conica. Inoltre, venne aggiunto anche un ulteriore foro ai 6 già esistenti, rappresentato dal mi bemolle.

Il flauto subì ulteriori modiche nel ‘700, quando il corpo centrale venne suddiviso in due. Sarà proprio questa tipologia che dominerà la scena per tutto il secolo e anche agli inizi dell’800. Tuttavia, sono da sottolineare i cambiamenti che avvengono durante quest’epoca non solo nello strumento, ma anche negli artisti che li utilizzavano. A differenza del rinascimento, in cui i flauti erano di proprietà della cappella di corte, nel ‘700 divennero proprietà degli stessi strumentisti.

In questo periodo si distinguono anche una serie di flautisti d’eccellenza, tra cui Jacques Hotteterre, Pierre-Gabriel Buffardin e Johann Joachim Quantz. Molto conosciuto era anche il flautista italiano Benedetto Marcello, a cui è dedicato il Conservatorio di Venezia. Tra i costruttori più importanti invece troviamo, oltre agli Hotteterre, Carlo Palanca e Jacob Denner.

Il flauto traverso nel classicismo

Durante il classicismo, numerosi artigiani apportarono una serie di trasformazioni allo strumento. In particolare, al fine di omogeneizzare il suono, furono aggiunte alcune chiavi. Inoltre il registro acuto venne modificato per rendere più facile l’emissione.

Tra gli artigiani che si distinsero nel classicismo vanno menzionati August Grenser, Heinrich Grenser, William Henry Potter, Johann George Tromlitz, Capellier e Godfroi Adrien Rottenburgh. Particolarmente famosi tra gli artisti divenne invece il francese François Devienne.

Il romanticismo

È durante la prima metà dell’800 che il flauto traverso iniziò ad assumere la forma attuale a cameratura cilindrica. Ad apportare i principali cambiamenti fu il flautista Theobald Böhm, il quale sostituì il corpo conico con il corpo cilindrico e introdusse un sistema di chiavi che migliorò l’ergonomia dello strumento.

Lo strumento iniziò ad essere impiegato anche nelle orchestre, in particolare nelle opere degli impressionisti Ravel e Debussy. Ad oggi il flauto più diffuso è quello in Do, diviso in testata, corpo e piede.