L’Orfeo di Monteverdi: viaggio alle origini dell’opera lirica

La nascita dell’opera si fa risalire tra il sedicesimo e il diciassettesimo secolo. E la prima rappresentazione teatrale eseguita in pubblico le cui tracce sono a noi pervenute risulta essere l’Euridice, composta da Jacopo Peri sul testo dell’egloga omonima di Ottavio Rinuccini, un poeta fiorentino.
L’amore struggente tra Orfeo ed Euridice, i personaggi mitologici protagonisti, fu rappresentato nel 1600, il sei ottobre, a Firenze, per festeggiare le nozze di Maria de’ Medici e re Enrico IV.
Gli spettatori furono perciò i duecento invitati. Molti dei suddetti rimasero però delusi dalla messa in scena.

Orfeo ed Euridice

Il tema di quest’opera ha dato il via alla moderna opera. È nato da Giulio Caccini, per poi essere ripreso da Jacopo Peri poco dopo. Entrambe le rappresentazioni furono composte sul libretto di Rinuccini.
Il mito fu ripreso da tanti compositori. Tra questi spicca Claudio Monteverdi. L’autore nel 1607 musicò un proprio Orfeo in prologo e cinque atti su di un libretto di Alessandro Striggio, per il duca di Mantova, che era stato spettatore dell’Euridice di Peri a Firenze.

Le origini

Il mito venne originariamente raccontato da Virgilio nel libro IV delle Georgiche. E anche da Ovidio nel libro X delle Metamorfosi. Da essi Orfeo ed Euridice divennero grandi muse di tante opere, spettacolo e intrattenimenti.

L’Orfeo di Claudio Monteverdi

L’artista scrisse ben dieci opere, ma ce ne sono pervenute soltanto tre con libretto e musica. L’Orfeo rientra tra le fortunate.
Nell’opera dell’uomo Orfeo ed Euridice entrano in scena assieme a un coro di ninfe e pastori, i quali recitano come il Coro greco antico. È il giorno del matrimonio della coppia, come afferma uno degli uomini, seguito da una danza. E i due cantano il proprio amore.
Orfeo torna in scena elogiando la natura e le sue bellezza. E medita sullo stato di infelicità del quale era afflitto.
Ma arriva la Messaggera, che annuncia che Euridice è stata morsa fatalmente da un serpente, mentre raccoglieva fiori.
Orfeo soffre profondamente per l’accadimento. E decide di scendere nell’Ade per persuadere Plutone a far resuscitare Euridice.
Speranza perciò lo accompagna alle porte dell’Inferno, gli legge le iscrizioni (“Lasciate ogni speranza, o voi ch’entrate.”) e lo lascia lì.
Si passa perciò a Caronte, che non vuole accompagnarlo tramite il fiume Stige. L’innamorato gli canta canzoni cercando di convincerlo, ma il traghettatore finisce in uno stato di sonno profondo. Orfeo prende perciò il controllo della barca e si dirige verso la sua destinazione.
La regina degli Inferi allora supplica Plutone di riportare la fanciulla in vita. Il sovrano del luogo si convince e concede di far tornare la donna in vita a una condizione.: Orfeo non deve mai guardare verso Euridice, posta dietro di lui, nel viaggio di ritorno verso la terraferma, pena la sparizione eterna della sua amata.
Orfeo però è attanagliato dal dubbio che Plutone voglia ingannarlo, per cui si gira. Ed Euridice perciò sparisce man mano.
Il suo innamorato prova a seguirla, ma viene attratto da una forza non nota.