“Marechiare”: la canzone napoletana tra storia e leggenda

Passeggiando per il borgo di Marechiaro, ancora oggi è possibile ammirare la Fenestella che dà sul mare, perennemente abbellita da un vasetto contenente un garofano rosso.

Dietro questa cartolina della città di Napoli, però, c’è molto più di una semplice usanza: si nasconde, infatti, una leggenda legata alla storia della canzone napoletana!

Come nasce una canzone

A Marechiaro ce sta na fenesta:
la passiona mia ce tuzzuléa…
Nu garofano addora ‘int’a na testa,
passa ll’acqua pe’ sotto e murmuléa…

Così cantano i versi della famosissima ed intramontabile “Marechiare“, per la musica di Francesco Paolo Tosti ed il testo di Salvatore Di Giacomo, cantata dal tenore Tito Schipa (e da tantissimi altri interpreti, anche contemporanei).

Marechiaro, come tutti i napoletani sapranno, è un piccolo borgo sito nel quartiere Posillipo, sicuramente uno dei più belli e panoramici dell’intera città. Negli anni ’60 è stato tra i simboli della dolce vita in Italia, frequentato com’era da star di Hollywood e personaggi importanti che si perdevano tra i suoi ristorantini per gustare la cucina tipica partenopea al cospetto di una veduta mozzafiato sul golfo: proprio da lì, anche grazie al caratteristico “Scoglione“, è possibile ammirare l’intero skyline di Napoli con il suo Vesuvio, andando addirittura oltre fino alla Penisola Sorrentina e all’isola di Capri, che si distinguono perfettamente dalla spiaggia locale.

La Fenestella, in particolare, è la protagonista di una leggenda: il mito vuole che il poeta e scrittore napoletano Salvatore di Giacomo si sia ispirato proprio da lì, da quella finestrella adornata da un garofano sul suo davanzale, per scrivere quella che sarebbe, poi, diventata “Marechiare“; ed ecco perché oggi quella piccola apertura sul mare sconfinato ospita anche una lapide celebrativa in marmo bianco con inciso lo spartito della canzone e il nome del suo autore.

D’altro canto, secondo l’Archivio della Canzone Napoletana, la zona di Posillipo non è certo nuova a questi omaggi: sarebbero quasi 200 le canzoni classiche dedicate al suo circondario o che lo nominano soltanto, oltre ad un gran numero di poesie. Insomma, tra gli scenari più romantici e malinconici, a tutt’oggi, della metropoli partenopea.

La canzone

I versi della canzone furono composti nel 1885: curioso, però, è il fatto che Salvatore di Giacomo non era mai stato al cospetto della Fenestella; secondo la storia, che si fonde, come spesso accade a Napoli, anche ad altre leggende, lo scrittore si sarebbe immaginato tutto, probabilmente seduto ai tavolini del Gran Caffè Gambrinus, ritrovo di tanti artisti che lì hanno composto rime e poesie di ogni genere nel corso degli anni e della Belle Époque napoletana.

D’altro canto, va anche sottolineato che il borgo Marechiaro, fino alla metà dell’Ottocento, era chiamato “Santa Maria del Faro“, nome che porta ancora oggi la chiesa del luogo. Oltretutto, pare che il poeta non amasse molto questa poesia, tant’è che non fu mai inserita nelle raccolte da lui stesso curate e quasi dimenticata… almeno fino a che il musicista Paolo Tosti ne trasse ispirazione, creando la melodia che l’avrebbe accompagnata, da lì in poi, per sempre.

Marechiare“, infatti, ha superato le mura della città diventando famosissima in tutto il mondo e venendo tradotta in tantissime lingue, incluso il latino!

Di Giacomo avrebbe visto il piccolo borgo con la sua finestrella soltanto tempo dopo la composizione della poesia, arrivandovi a bordo di una piccola imbarcazione insieme ad altre persone.

Insomma, il mito si fonde agli eventi storici ed è davvero difficile discernere la fantasia dalla realtà: tutto quello che ci resta da fare è perderci nelle meravigliose note di questo successo intramontabile!