Le intricate origini di “Te voglio bene assaje”, prima canzone classica napoletana

Io te voglio bbene assaie
e tu nun pienze a mme!“.

Ci sono canzoni, o frammenti di brani, che fanno parte del nostro patrimonio più intimo da secoli, senza nemmeno rendercene conto.

Accade proprio con il ritornello di “Te voglio bene assaje“, canzone del 1839 che ci accompagna ancora nel nuovo millennio ed è presente nel linguaggio quotidiano persino dei giovanissimi. In molti nemmeno immaginano che si tratti di un successo risalente a quasi 200 anni fa!

Ma c’è molto di più da sapere su questa canzone: secondo molti critici musicali si tratta, infatti, dello spartiacque tra la musica popolare e la canzone d’autore. Sarebbe proprio con questa composizione, in effetti, che la canzone classica napoletana si sarebbe originata per poi giungere all’epoca d’oro a cavallo tra l’Ottocento ed il Novecento.

Forse è per questo che “Te voglio bene assaje” è avvolta da una serie di dicerie e leggende che vorrebbero le sue radici appartenenti addirittura al Donizetti. Ma cosa c’è di vero?

Il Festival della Canzone Napoletana e le gare canore a Piedigrotta

Come molti sapranno, la Festa di Piedigrotta ha rallegrato gli animi settembrini di napoletani e turisti per un numero davvero impressionante di anni: gli studiosi datano la prima edizione addirittura nel 1487 ma è con l’istituzione del Festival della Canzone Napoletana, nel 1835, che le celebrazioni diventarono ancora più importanti ed affollate.

Nel 1839, “Te voglio bene assaje” venne proposta al pubblico: era la prima delle canzoni di questo genere, un componimento lungo, potente, con un ritornello accattivante e orecchiabile che conquistò immediatamente i presenti. Da lì, le case delle famiglie di ogni ceto sociale si riempirono di canti di massaie indaffarate che riecheggiavano proprio questi versi… un’abitudine che è riuscita a sopravvivere addirittura ai tempi moderni!

In pochi mesi furono vendute ben 180mila “copielle” (spartiti e parole stampati su foglio) e per molte edizioni della Festa di Piedigrotta il brano fu intonato quasi ad inno ufficiale della musica napoletana, arrivando persino a stizzire qualcuno in un’accezione che ricorda molto i tormentoni odierni.

Nacque, così, la curiosità di conoscere i retroscena e gli autori di questo successo, ma non fu tanto facile venirne a capo.

Cosa sappiamo

Basta fare qualche ricerca mirata per rendersi conto che ci sono molte versioni differenti della storia.

La più accreditata dà al poeta Raffaele Sacco la paternità del brano: conosciuto per la sua dedizione nell’invenzione di strumenti ottici (di professione, infatti, era proprio un ottico), si dilettava a frequentare i salotti partenopei e sembrerebbe aver dedicato questi versi ad una avvenente signora con cui avrebbe intrattenuto una relazione. Una liaison, però, finita senza matrimonio, probabilmente per una presunta falsità del poeta o per altri motivi che si leggono tra le righe della composizione.

Alcuni studiosi, però, sono convinti del fatto che proprio quel ritornello così potente sia stato “rubato” all’antica tradizione orale della musica napoletana: sembra, infatti, che fosse già cantato da tempo negli ambienti popolari.

Ma è sulla musica che ci sono dubbi ancora più grandi: secondo alcuni sarebbe addirittura stata firmata da Gaetano Donizetti che, in effetti, visse a Napoli per qualche tempo, durante gli anni ’20 dell’Ottocento; negli anni ’30, però, era notoriamente impegnato nella stesura di altri capolavori (anche per teatri di altre città e non solo per il San Carlo) e, oltretutto, si sa per certo che nel 1838 si trovasse a Parigi; aveva, infatti, lasciato la città a causa della morte del padre, della madre, della seconda e della terza figlia e della moglie, che morì di colera il 30 Luglio 1837, gettandolo nello sconforto più totale.

Ecco perché, secondo diversi esperti, le melodie di “Te voglio bene assaje” sarebbero il frutto del lavoro di un certo maestro Filippo Campanella, compagno e amico di Raffaele Sacco.

Ovunque risieda la verità, questo brano ancora accompagna le nostre giornate ed è manifesto di attaccamento e appartenenza alla tradizione musicale partenopea!