Il tema della follia nell’opera lirica

La follia è stata resa un tema importante nel mondo dello spettacolo fin dai suoi albori. Già ai tempi dell’antica Grecia, periodo nel quale nasce il teatro classico, si era soliti focalizzarsi sulla follia. Con lo scorrere dei secoli si è poi sviluppato in maniera differente, a seconda della cultura del momento.

Il Seicento

Nel Seicento nasce e si sviluppa il melodramma. Il quel periodo sul palcoscenico si afferma la gran scena, che consiste in un cantante o una cantante che deve svolgere un’aria musicale molto elaborata, dando prova di grandi capacità interpretative e di un dono vocale molto avanzato. In quel periodo perciò la tensione emotiva,gli status e i sentimenti più disparati necessitano di essere esposti al pubblico. E tra loro è indubbiamente presente la follia. Ciò viene prolungato nel Settecento, periodo nel quale ci sono grandi dimostrazioni di follia, quali l’Orlando furioso di Handel, con la più grande scena e rappresentazione di pazzia dell’epoca e già emblema del romanticismo.

Il Romanticismo

Col Romanticismo si raggiunge il picco della drammaticità, con la piena libertà non solo creativa, ma anche personale dell’artista. Vi è una rivalutazione dell’inconscio come motore scaturente delle idee da cui trarre ispirazione, lasciando al popolo la percezione di ogni interiorità. Tutti i sentimenti trionfano e si dipanano, lasciando cogliere ogni sfaccettatura. L’artista sente di possedere una sensibilità davvero considerevole rispetto al resto dell’umanità e crede di essere in dovere di coinvolgere gli altri in questa sua specialità. Tutto perciò è da mettere in pubblica piazza e nel primo Ottocento ci si focalizza sul rendere nota la follia, che assume grande rilevanza con lo smarrimento onirico, la perdita dell’identità e la vera e propria malattia mentale, come in Nina pazza per amore di Paisiello.

Il melodramma romantico

Il melodramma assume il ruolo di veicolo popolare dell’ideologia romantica degli eroi. Le smodate virtù di questi ultimi e le difficoltà che vengono portati ad affrontare finiscono col provocare in loro una disperazione che culmina nella follia. La musica si trasforma in un mezzo di espressione privilegiato dei sentimenti in quanto la più immateriale delle arti e incredibilmente capace di esprimere follia.
Nell’Ottocento il melodramma non è più un appuntamento mondano come ritenuto in precedenza, ma diventa una vera e intensa opera di immedesimazione nei personaggi e nei loro sentimenti, provocando un effetto catartico dei maggiori mai esistiti.

Le scene di pazzia

Le scene che rappresentano la follia in quanto tale hanno un’importanza particolare. L’esaltazione delle emozioni così importanti e centrali culmina nello sfogo estremo della follia, che perciò rappresenta il momento più alto per eccellenza, dotato di virtuosismo puro, così potente da apparire quasi staccato e autonomo dal resto del melodramma.

Esempi importanti italiani

Tra i più grandi esponenti della follia figura senza dubbio Vincenzo Bellini, il primo dei grandi musicisti romantici a focalizzarsi sul tema della diversità, come nella sua opera La Sonnambula, con protagonista la promessa sposa Amina. Si concentra sul tema della follia I Puritani, il suo ultimo melodramma, che vede come momento clou la scena della pazzia scaturita da un’enorme delusione d’amore, un’elegia del dolore di ispirazione romantica assolutamente diversa da tutto ciò che era stato creato in precedenza.

Anche Gaetano Donizetti si è donato alla follia e lo ha fatto in maniera piuttosto ampia. All’artista dobbiamo Anna Bolena, una donna divisa tra i suoi doveri di regina e di moglie di Enrico VIII e il suo antico amore per Lord Percy. Condannata a morte la reale finisce in uno stato di disperazione acuta, al punto tale da scaturire nella follia delirante.
Nell’opera Il Furioso all’isola di San Domingo si ispira a un accadimento del Don Chisciotte di Cervantes. C’è quindi Cardenio, un personaggio in preda alla follia dopo il tradimento della moglie.
E ancora Lucia di Lammermoor, sull’odio tra due famiglie, gli Ashton e i Ravenswood. I figli delle due casate però si amano in segreto e si sono promessi di sposarsi. La situazione provocherà una pazzia omicida delle più drammatiche, nonché la scena di follia più nota dell’opera di tutti i tempi.

Giuseppe Verdi invece ci ha donato Otello e Falstaff e Macbeth, regalando notoriamente aggressività e passionalità alla follia. E in Nabucco infine le tinte tragiche si susseguono.