Il Conservatorio di San Pietro a Majella: punto cardine nello sviluppo della scuola musicale napoletana

Il San Pietro a Majella è il più antico conservatorio italiano ancora in attività, oltre che tra le scuole di musica più prestigiose in Italia.

Nel corso della sua storia secolare si è rivelato un vero e proprio punto cardine per la cultura musicale europea, imponendosi come contributo fondamentale allo sviluppo della scuola musicale napoletana.

Oggi è ancora un importantissimo istituto che sforna talenti, ma qual è la sua storia?

Capitale mondiale della musica

Il Real Collegio di Musica, come è stato definito inizialmente, ha aperto le sue porte per la prima volta nel 1808 grazie all’unificazione di quattro strutture preesistenti di cui la più antica era il conservatorio di “Santa Maria di Loreto” del 1535, chiuso da Ferdinando IV di Borbone, nel 1797, e trasformato in un ospedale; in quella fase, venne inglobato anche il conservatorio di Sant’Onofrio a Porta Capuana (1578), a sua volta nato da confraternite religiose seicentesche che trasformarono una ex fabbrica di tessuti d’eccellenza per aiutare i bambini bisognosi.

In particolare, l’istituto Santa Maria di Loreto si trovava nei pressi dell’omonimo ospedale che sorge oggi a Via Marina e, ai suoi tempi, ha contribuito a fare la storia della musica napoletana, contando 1500 iscritti – perlopiù spagnoli e napoletani – e importanti frequentazioni: Alessandro Scarlatti, che divenne lì primo Maestro, si formò proprio lì.

Il conservatorio della Pietà dei Turchini, invece, risaliva a qualche anno successivo (1573) ed era originariamente nato in Via Medina, dove oggi troviamo il complesso religioso, per accogliere gli orfanelli, che portavano la divisa turchese che gli dette il nome; soltanto più tardi avvenne il cambio di destinazione.

Infine, il conservatorio dei Poveri di Gesù Cristo risaliva al 1589 ed era stato messo in piedi sulle “ceneri” di un terziario francescano soppresso nel 1743, ancora una volta per accogliere poveri e orfani.

Insomma, appare evidente come tutto sia avvenuto in una evoluzione del concetto di accoglienza poiché, in queste strutture, ai bambini venivano impartiti insegnamenti relativi a catechismo, canto e musica. L’antica sede sorgeva nel vicino convento di San Sebastiano.

La prima assoluta avvenne nel 1825: pioniere fu Vincenzo Bellini.

L’anno seguente, poi, su ordine di Francesco I, il complesso venne trasferito nella sede attuale, diventando ufficialmente il Reale Conservatorio di Musica di San Pietro a Majella: da lì, è cominciata una storia fatta di grandi artisti, opere e musica illustre e l’intero istituto ha iniziato a mantenersi in autonomia grazie alle copiose donazioni che arrivavano.

Una fortissima influenza che è diventata identità nella città partenopea, definita dallo scrittore e politico francese Charles de Brosses, nel 1739, capitale mondiale della musica.

Oggi

All’interno del conservatorio, oggi, oltre ad avvenire gli usuali corsi musicali negli ambienti conventuali dell’adiacente chiesa, è presente anche un museo – considerato tra i più importanti al mondo, nel settore – che espone strumenti, busti e ritratti di compositori e musicisti che hanno fatto la storia dell’istituto, oltre a una biblioteca ricca di manoscritti e libretti impreziositi da autografi; infine, l’archivio storico conserva tutta la documentazione ufficiale dall’apertura dell’istituto musicale sino ad oggi.