La “Trilogia popolare” di Giuseppe Verdi: La Traviata, Il Trovatore e Rigoletto

Conosciuta impropriamente come “Trilogia romantica“, la “Trilogia popolare” di Giuseppe Verdi comprende 3 delle sue opere più importanti: “Rigoletto“, “Il trovatore” e “La traviata“.

Si tratta, quindi, di quel gruppo di lavori attraverso i quali l’artista ha conquistato fama internazionale, mettendo a frutto tutta l’esperienza maturata e dando vita, più concretamente, ad una sua vera e propria identità nel mondo della musica.

Tuttavia, la voglia di inglobare questi capolavori in una trilogia non è appartenuta a chi li ha creati: il tutto è avvenuto a posteriori, soprattutto grazie al fatto che si tratta di tre lavori quasi contemporanei, andati tutti in scena, per la prima volta, tra il 1851 ed il 1853 quasi in una frenesia creativa; è una comunione di tempi, quindi, più che di sostanza, tant’è che i drammi musicali raccontati sono, in realtà, profondamente diversi tra loro.

Andiamoli a scoprire nel dettaglio.

Tre storie diverse

L’aggettivo “popolare” non deve trarre in inganno: si potrebbe pensare che si riferisca ai protagonisti delle tre storie mentre, andando a scoprirne le trame, si comprende subito che indica, invece, il fatto che queste opere divennero incredibilmente famose e celebri – appunto, “popolari” – sin da subito, una volta messe in scena.

Ma che drammi raccontavano?

“Rigoletto”, con il suo meraviglioso tenore dedicato a quel “La donna è mobile” che ci è tanto familiare ancora oggi, è stato rappresentato per la prima volta nel Marzo del 1851 a Venezia, al Teatro La Fenice. La trama è stata ispirata, a sua volta, da un dramma di Victor Hugo e si incentra sull’ambiguità di uno storpio e gobbo buffone di corte che organizza scherzi crudeli per tantissimi malcapitati e, contemporaneamente, adora la figlia Gilda, orfana di madre, che viene, però, rapita e violentata dal Duca di Mantova. Un evento che sconvolgerà di dolore il buffone al punto di ingaggiare un sicario, Sparafucile, per uccidere il nobile e vendicare la ragazza. L’intoppo? Gilda si ritrova innamorata del suo aguzzino, finendo per sostituirsi a lui nel momento cruciale e per perdere la vita al posto suo, lasciando il padre a fare i conti con un dolore insopportabile.

Per i tempi, però, alcune tematiche vennero ritenute scabrose (su tutte, lo stupro), al punto che la censura costrinse addirittura ad una modifica dei ruoli e delle storie dei personaggi principali, per renderle più “accettabili” – tra le ire di Verdi, ovviamente.

“Il trovatore” andrà in scena poco meno di due anni dopo, nel Gennaio 1853, all’Apollo di Roma. L’ispirazione, questa volta, era arrivata Antonio García Gutiérrez (con il suo “El Trovador”, appunto) ed il dramma è ambientato, quindi, in Spagna. Protagonista è l’amore di due uomini per la stessa donna: Manrico e il Conte di Luna, infatti, si contendono la bella Leonora. La storia diventa particolarmente tragica quando si scopre che, in realtà, i due uomini sono fratelli che, per una serie di eventi, erano stati allontanati da piccoli: tutto verrà a galla troppo tardi, quando uno dei due verrà ucciso per mano dell’altro, con emozioni a fior di pelle da parte del pubblico che, infatti, ha sempre accolto con grande passione quest’opera.

Infine, c’è “La traviata”, andata in scena per la prima volta solo dopo pochi mesi, nel Marzo 1853. Si tratta, sicuramente, dell’opera più censurata di tutte poiché la protagonista – Violetta – non solo è una prostituta, ma va addirittura a convivere con un uomo senza essere sposata, prima che una terribile tisi la porti via. Un racconto che venne completamente perduto e snaturato, attraverso gli anni, e che soltanto nel futuro avrebbe rivisto la possibilità di essere proposto come il suo autore l’aveva concepito.

 

Insomma, il contributo di Verdi alla musica è stato incredibile, avanguardistico, coraggioso e forse è proprio per questo che, ancora oggi, i suoi capolavori vengono cantati e proposti nei teatri di tutto il globo.