Quale storia si cela dietro “‘O surdato ‘nnammurato”?

di Michele Manfredi

La canzone ‘O surdato ‘nnamurato fu composta nel 1915 dal paroliere sorrentino Aniello Califano e dal musicista partenopeo Enrico Cannio.

La splendida composizione, nel corso degli anni, ha subito vari adattamenti – basti pensare alle versioni cantate da Ranieri e Vecchioni -, ma qual è la storia che si cela dietro questa ormai famosissima opera musicale?

La storia

Il brano ha ad oggetto la tristezza di un soldato qualunque che parte per il fronte e soffre per la lontananza della propria innamorata.

È evidente che i due autori furono ispirati dalla Prima Guerra Mondiale: infatti, il 1915 è stato l’anno in cui l’Italia varcò il fronte per prendere parte al conflitto globale. In quell’anno i giovani italiani, poco più che ventenni, furono strappati al loro lavoro ed alle loro famiglie. I soldati avevano serie difficoltà comunicative: si parlava praticamente solo dialetto ed oltre l’80% dell’esercito non sapeva scrivere. A tutto questo si unì la scarsità dell’equipaggiamento, considerando che gli elmetti furono sostituiti dai chepì (il copricapo cilindrico con visiera), le mantelline non erano impermeabili e gli stivali non adatti al fango. Tutto ciò portò a far registrare, in un solo anno, oltre 235.000 perdite tra morti, feriti, prigionieri, dispersi ed ammalati.

Fu in questo clima che nacque quella che potrebbe essere definita “la regina” di tutte le canzoni contro le guerre, nonostante nel testo non si faccia mai riferimento al fronte, alla patria o ai morti. Infatti, gli autori si limitarono a sottolineare la mancanza della propria amata ed il desiderio di tornare da lei.

La repressione

Forse fu questa estrema semplicità a terrorizzare e disgustare i vertici dello Stato. La canzone venne considerata immediatamente come un inno alla diserzione, perché sognare il ritorno a casa dalla propria consorte voleva dire lasciare il fronte.

Fu così che gli alti comandi la misero al bando, paragonandola alle strofe anarchiche di “Tapum” e “Cadorna”. Le leggi per la repressione e la censura erano severissime: revoca delle licenze, prigione ed addirittura, in casi estremi, condanna a morte. La severità delle pene, però, non frenò il diffondersi della canzone che, in meno di un anno, venne intonata anche da veneti, toscani e lombardi senza alcuna distinzione di reggimento. I vertici dello Stato maggiore potettero solo prendere atto del fatto che la canzone era ormai dilagata fra le truppe.

Dopo oltre cento anni, ‘O surdato ‘nnamurato è ormai attualissima e conosciutissima: osteggiata e censurata dal fascismo, ma mai scomparsa, in quanto opera senza tempo e senza frontiere.
Versi che Califano e Cannio hanno regalato al mondo intero.