“Core ‘ngrato”: liriche napoletane… composte negli USA da un calabrese!

Molti partenopei sostengono strenuamente che la lingua napoletana sia soltanto un affare, appunto, da napoletani.

In realtà, sono tantissime le opere e le canzoni nate da autori tutt’altro che campani e divenute ugualmente famosissime ed apprezzate in tutto il mondo: basti pensare a “Caruso” di Lucio Dalla (bolognese) o ad “‘A vucchella” di Gabriele D’Annunzio (pescarese).

E se vi dicessimo che anche “Core ‘ngrato” nasconde origini tutt’altro che napoletane?

Un’eco di contaminazioni

New York, 1911.

Un certo Alessandro Sisca, col nome d’arte di Riccardo Cordiferro – preso in prestito dal protagonista di “Ivanhoe” del romanzo storico di Sir Walter Scott (Riccardo Cuor di Leone, cioè Riccardo I d’Inghilterra) -, scrive delle liriche in lingua napoletana che, successivamente, sarebbero state musicate dal compositore italiano Salvatore Cardillo.

Una “porcheriola“, come la definì lo stesso Cardillo, che nessuno dei due autori credeva avrebbe mai riscosso successo e che, invece, diventò una sorta di simbolo degli emigranti italiani in America, tanto da diventare la prima canzone napoletana di successo proveniente dagli USA.

Ma quali erano i retroscena di questo punto di arrivo?

Sisca era nato nella provincia di Cosenza nel 1875. A soli 15 anni era entrato nel seminario francescano di San Raffaele a Materdei a Napoli (la madre era napoletana), ma non gli ci volle molto per preferire alla vita religiosa la carriera letteraria, firmando come Riccardo Cordiferro le prime poesie composte nel capoluogo campano. Nel 1892 emigrò a Pittsburgh, stabilendosi successivamente a New York e lì fondando nel 1893, insieme al padre, il giornale satirico-letterario “La Follia” che riscosse un discreto successo tra i letterati delle colonie Italiane della metropoli americana: era la rivista degli emigranti e dell’intera comunità italo-americana.

Alla vocazione giornalistica affiancò anche un’attitudine politico/sindacale, che schierò in difesa dei connazionali emigrati discriminati (e che non gli risparmiò il carcere in più occasioni): fu addirittura costretto a dimettersi dal comitato redazionale della sua rivista, continuando a scrivervi sotto pseudonimo.

Da menzionare anche l’impegno teatrale come sceneggiatore, che portò avanti insieme alla carriera d’autore che si esplicò in diversi lavori, inclusi monologhi e poesie musicate, di cui la più famosa è diventata proprio la struggente ed emozionante “Core ‘ngrato“, che continua ad essere interpretata anche ai giorni nostri da tenori di successo di tutto il mondo.

Le liriche si ispirano alla sofferenza di un amore perduto, ma non si riferivano all’autore: era un omaggio alle tormentate vicende della famosa storia d’amore tra Enrico Caruso e Ada Giachetti, finita in tribunale per estorsione; lei, infatti, era fuggita con il loro autista, che aveva finito per minacciarlo con squallide richieste di denaro.

La canzone, insomma, era stata scritta per il grande tenore partenopeo (che pure la cantò), prima che Sisca la facesse sua e la condividesse con il mondo.