“Anema e core”: il classico napoletano che conquistò i reali inglesi

L’hanno cantata tutti, da Roberto Murolo a Ornella Vanoni, da Gigliola Cinquetti a Luciano Pavarotti passando per versioni tradotte da tutto il mondo, non ultima quella di Michael Bublè che ha fatto sognare anche i napoletani trasferitisi all’estero.

Stiamo parlando, ovviamente, di “Anema e core“, il brano icona degli anni ’50 composto dal musicista Salve D’Esposito insieme al paroliere Tito Manlio (duo già autore, nel ’48, di “Me so’ mbriacato ‘e sole“).

Evoluzione di una canzone

Tenimmoce accusì: anema e core
Nun ce lassammo cchiù, manco pe’ n’ora

Versi che oggi raccontano la passione partenopea all’intero pianeta, ma non tutti sanno che questa canzone, inizialmente, doveva avere un altro titolo: “Che matenata ‘e sole“; la somiglianza, però, con l’altro brano ideato dalla stessa coppia di artisti fece virare verso l’intitolazione che conosciamo oggi, anche grazie, come spesso accade, ad una ispirazione personale. Tito Manlio, infatti, aveva avuto una discussione – poi risolta – con la moglie: finita, insomma, “Anema e core“, come suggerì lo stesso maestro D’Esposito.

Il debutto nel 1950 fu storico e dette inizio ad una nuova epoca della canzone napoletana: questo lento dal ritmo sincopato è stato cantato per la prima volta dall’immenso tenore Tito Schipa alla radio; fu in quell’occasione che Salvatore D’Esposito decise di chiamarsi, da allora in poi, “Salve”.

Il successo fu immediato e conquistò in pochissimo tempo anche l’estero: nel 1954 “Anema e core” era già entrata nel Museo Artistico simbolico della canzone napoletana insieme a pezzi senza età come Marechiare, ‘O sole mio e Core ‘ngrato. Nel 1955 addirittura si arrivò a battere il record delle incisioni (58 solo in Italia). Se ne parlò in Francia – dove il critico del Journal de Paris, nel 1955, scrisse “La melodia è comparabile ad un bacio purissimo o ad una capigliatura di donna che un amante accarezza innamorato e timoroso” – e in Russia, dove a Radio Mosca addirittura si inaugurò una nuova trasmissione sovietica dedicata alla canzone italiana, la prima dall’inizio della Guerra Fredda.

Arrivò persino una comunicazione alla SIAE da parte di quattro ufficiali della Marina Italiana in trasferta: si trovavano in mare, su una nave, quando sentirono in lontananza delle note familiari. “In piena Giava – un’isola dell’Indonesia – ci siamo fermati ed abbiamo pianto, da lontano ci giungevano le note di Anema e core. Grazie maestro!“.

Insomma, un successo planetario.

Da lì, nel tempo, sono arrivati anche tanti film e una serie di produzioni televisive che si sono lasciati ispirare da quei “12 versi e 32 battute”, per dirla alla D’Esposito, e che ne hanno fatto parte della propria colonna sonora.

I reali inglesi in love con “Anema e core”

Ma c’è un aneddoto da raccontare, soprattutto in tempi di Brexit, sul successo internazionale di questo brano: Salve D’Esposito ricevette dall’allora Presidente della Camera dei Lord inglese, Lord King, una fotografia in segno di gratitudine.

Gratitudine per cosa? Beh, per aver dato vita a quella canzone! I reali inglesi se ne innamorarono perdutamente e, addirittura, quando la squadra italiana di calcio si ritrovò in Inghilterra per una partita, venne accolta da una banda militare sulle note di “Anema e core”. Indimenticabile!